5° TAVOLO TECNICO ALLA PALESTRA EX BESOZZI LA DIMENSIONE EDUCATIVA E CULTURALE DELLO SPORT

I vertici dello sport vigevanese hanno dialogato Rossella Buratti nel quinto tavolo tecnico, che si è svolto giovedì 26 febbraio nella palestra ex Besozzi. Una location molto azzeccata per parlare di sport e benessere, impianti sportivi, squadre giovanili e valore educativo della pratica sportiva.

Oscar Campari, direttore tecnico dell’Atletica Vigevano e Presidente del Pool Vigevano Sport, ha affermato che “lo sport è una delle realtà che funziona meglio in questa città, però non è soltanto gestione degli impianti ma è soprattutto momento di socialità importante”. Lo sport va visto in una dimensione più ampia, dove rientra anche la sfera sociale, educativa, culturale e anche il turismo. Il Pool, che riunisce 64 società sportive, tiene molto alle attività che svolge nelle scuole materne e primarie perché è importante instillare certi valori nei bambini fin dalla più tenera età ma bisognerebbe poter fare di più.

Il secondo ospite, Andrea Giannini, ex atleta di atletica leggera, tecnico della Nazionale Italiana di Atletica e giornalista sportivo, si è domandato che tipo di rapporto possa esistere tra cittadini e istituzioni: “Se la città è viva, i cittadini fanno proposte e mettono in atto buone pratiche, come cambiare le proprie abitudini alimentari o fare attività motoria, che le amministrazioni non possono ignorare. Il loro compito è quello di reperire i fondi necessari, gestire gli spazi e ascoltare i cittadini in modo da creare un lavoro di squadra”. Giannini ha insistito sul concetto che l’attività sportiva debba essere per tutta la popolazione, rivolgendosi a fasce diverse per età, reddito e abilità, deve essere un concetto universale.

Il terzo ospite vigevanese è stato Marino Spaccasassi, presidente della Elachem Vigevano,  colui che ha creduto nel progetto nel riportare la squadra cittadina in una categoria nazionale, ma questa è solo la punta dell’iceberg perché al di sotto c’è tutta la sezione giovanile. Ci sono molti ragazzi di famiglie poco abbienti che faticano a svolgere attività sportiva perché le squadre hanno bisogno di quote associative e possono far giocare gratuitamente un numero limitato di ragazzi. Questo riguarda soprattutto ragazzi di seconda e terza generazione. Nella giovanile esiste anche una squadra di ragazzi disabili.

Ha riscosso un grande successo personale per la carica di simpatia e umanità che emana Franz Pinotti, architetto milanese, fondatore e allenatore della pallacanestro Sanga Milano, nata come centro minibasket femminile negli anni ‘90 e diventata poi società sportiva. Pinotti ha narrato le circostanze in cui è nato il centro minibasket, quando in quegli anni a Milano non esisteva una squadra femminile per bambine. Lui la fece nascere con l’aiuto del parroco e della “provvidenza”. In poco tempo le iscritte, tra cui le sue figlie, si moltiplicarono e nacque la squadra. Oggi, a distanza di anni, essa rappresenta Milano ai massimi livelli del basket femminile e continua a portare avanti la visione di uno sport che unisce, educa e ispira. Dal 1999, Sanga Milano unisce il successo sportivo con l’impegno per l’inclusione e la crescita di ogni persona. “Proprio in questi giorni – la spiegato Pinotti – abbiamo presentato a Palazzo Marino il progetto Fuori campo, che vede Sanga Milano capofila di una cordata di associazioni che porteranno lo sport nelle strade e nelle piazze milanesi per stanare i ragazzi in burnout, farli uscire di casa e farli giocare in tutti gli spazi pubblici disponibili”. Ha portato il suo saluto anche Manuela Merlo, organizzatrice della Scarpa d’Oro, che si svolgerà anche quest’anno, precisamente il prossimo 15 marzo.

Quella che è emersa dalla serata è l’idea che l’attività sportiva debba avere soprattutto una dimensione educativa e popolare, raggiungendo tutte le fasce della popolazione.

Elena Gorini

PGT: DOCUMENTO COMPLESSO MA MANCA DI UNA VISIONE STRATEGICA PER LA CITTA’

Articolo tratto da Newsletter PD febbraio 2026

Il primo dei tavoli tecnici, pensati per ascoltare professionisti e amministratori da cui imparare buone pratiche, si è tenuto giovedì 29 gennaio nello spazio indaco dell’Odeon. La sala era gremita e l’interesse alto  per un tema complesso come la rigenerazione urbana e la sostenibilità ambientale. Ne hanno parlato Lorenzo Goppa, da giugno assessore all’Ambiente, Transizione ecologica, Politiche energetiche e Sostenibilità del Comune di Pavia nonché professore a contratto presso la facoltà di Agraria; Alessandro Doniselli, architetto, docente presso l’Istituto Casale  e libero professionista, e Giorgio Tognon, architetto, presidente di ASM-ISA per dieci anni, presidente del Consiglio di Disciplina dell’Ordine degli Architetti di Pavia.

Rossella Buratti, candidata sindaca della coalizione, ha introdotto i lavori spiegando che dalle sollecitazioni emerse durante i Partecipa Days è nata la necessità di creare ulteriori occasioni di ascolto e confronto da cui trarre priorità e obiettivi strategici da inserire nel programma elettorale, ben consapevoli che la prossima amministrazione dovrà affrontare sfide non più rinviabili.

L’intervento dell’assessore Goppa è stato molto articolato in quanto ha passato in rassegna i progetti che sta attuando a Pavia l’amministrazione Lissia nel settore della sostenibilità ambientale. Un intervento che tocca molte zone della città e che ribalta l’approccio dell’amministrazione precedente, incline alla cementificazione facile. Ora la giunta di centro-sinistra vuole dare più spazio all’ambiente, che è trasversale a settori diversi, dai Lavori Pubblici alla Mobilità all’Urbanistica. Goppa ha illustrato i principi cardine del nuovo Piano Generale del Territorio, dal consumo di suolo zero alle compensazioni verdi rispetto agli impegni edificatori ereditati dal passato. Ha continuato illustrando il Piano Clima e il parallelo Piano del Verde, che costerà un milione e mezzo di euro per mettere a dimora e preservare centinaia di nuovi alberi (nel 2025 sono stati piantati 500 nuovi alberi) che avranno la funzione di riparare la città dalle isole di calore, che creano tanto disagio in estate, soprattutto agli anziani. Attenzione è stata dedicata anche alle cosiddette infrastrutture blu, ovvero le acque, nel nostro caso il fiume Ticino che attraversa Pavia. Il progetto “La porta del parco”, finanziato da Regione Lombardia, prevede la messa a dimora di alberi, la creazione di orti didattici e aree sportive e la realizzazione di un’area umida per lo sviluppo della biodiversità. Il progetto “Strade verdi”, elaborato in collaborazione con l’Università di Pavia e finanziato da Regione Lombardia, è finalizzato a rimuovere degli stalli per le auto sostituendoli con aree verdi e pedonali, per trasformare quella che oggi è una piazza-non piazza destinata al parcheggio abusivo in una zona più fruibile dai cittadini. Misure che spesso incontrano l’ostilità della gente. “Una scelta – ha affermato il giovane assessore – che all’inizio crea diffidenza e accuse, amplificate dai giornali, ma che col tempo mostra in modo evidente il miglioramento della qualità della vita e della vivibilità urbana. Quindi anche i cittadini si abituano e apprezzano il nuovo, che comunque va introdotto con gradualità e gentilezza”.

A Pavia sta anche nascendo la prima Comunità Energetica Rinnovabile con evidenti benefici per i cittadini: ridurre i costi in bolletta e le emissioni di CO2 e generare utili che il Comune può reinvestire nel sociale o nell’ambiente. Saranno installati pannelli solari sui tetti delle tribune dello stadio comunale.  Un’altra idea illustrata dall’assessore è stata l’implementazione della bio-diversità urbana con il progetto “Sfalci ridotti”: nelle rotonde cittadine si taglia di meno l’erba, che esplode in colori, profumi e nel brulicare di insetti. Infine, in collaborazione con la Lipu, l’amministrazione si è impegnata a tutelare l’avifauna, in particolare rondini, rondoni e balestrucci, che negli ultimi anni si sono ridotti drasticamente. In castello sono state posizionate casette e nel contempo si sta facendo un censimento per capire quanta biodiversità sia andata perduta in questi anni.

L’architetto Doniselli si è soffermato sul tema dei vuoti urbani alla luce del nuovo PGT, strumento di governo del territorio che ha alcuni obiettivi prioritari: riduzione del consumo di suolo, rigenerazione urbana, miglioramento della qualità dello spazio pubblico e sostenibilità ambientale.  “Stendere un PGT – ha detto – è un’operazione estremamente delicata perché gli urbanisti tendono a puntare alla città ideale però si scontrano con la realtà di tutti gli agenti che hanno interessi da far valere”.

Il professionista ha messo in luce alcune criticità dovute alla limitazione del consumo di suolo, che significa non costruire nuovi edifici per recuperare l’esistente: “Questo fa torcere il naso a molte persone – ha detto -anche se il recupero di spazi vuoti è la direzione principale”. L’altra direttiva che viene da Regione Lombardia è di costruire un piano in altezza, cosa che a Vigevano a suo parere ha un’applicazione limitata. In alcuni casi specifici si possono spostare alcuni volumi edilizi da una zona all’altra, ovvero smontare edifici che non hanno buona qualità e ricostruirli in altro luogo con stessa destinazione urbanistica.

Altra criticità molto evidente è quella dei vuoti urbani, zone abbandonaste o segregate durante lo sviluppo della città. A Vigevano ce ne sono tanti sia nella zona industriale che in centro, dall’ex macello al lascito Pensa all’ex tribunale. Spesso sono non-luoghi abbandonati, degradati, rifugio di senzatetto, discariche abusive; da qui la necessità di intervenire con la rigenerazione urbana da parte della municipalità. L’intervento pubblico in genere mette in moto gli investimenti privati, ridando vita a interi quartieri con attività di vario genere. Diventa un generatore di attività.

Infine Doniselli ha presentato un caso di studio: l’ex macello, tipica costruzione industriale di fine ‘800, potrebbe essere collegato al contiguo lascito Pensa, demolendo le mura di cinta. Il cortile della proprietà lasciata al Comune da Baldassarre Pensa potrebbe essere trasformato in orti urbani mentre l’edificio ex macello potrebbe diventare un polo culturale multifunzionale con sale studio, sala prove, biblioteca, campo da calcio, area ristoro. Potrebbe anche essere collegato con la Casa di Riposo De Rodolfi, che si trova a poca distanza. Il disegno fu realizzato dagli studenti dell’indirizzo CAT dell’Istituto Casale e si piazzò al secondo posto in un concorso nazionale nel 2022. “Potrebbe essere interessante – ha detto il professore – pensare a una collaborazione tra il Comune e la scuola anche per coinvolgere gli studenti in compiti di realtà che riguardano la loro città”.

Infine Doniselli ha fatto cenno al Colombarone, il cui recupero, molto oneroso, si potrà fare solo con una pianificazione pluriennale. Questi interventi non possono essere calati dall’alto ma devono essere partecipati, nel senso di coinvolgere professionisti, associazioni, studenti, cittadini, restituendo un’azione che nell’arco di 15-20 anni potrebbe cambiare il volto della città, stimolando anche il senso civico dei cittadini nell’apprezzare il bello.

È stata infine la volta dell’architetto Giorgio Tognon, che ha proseguito l’illustrazione del PGT, un tomo di 800 pagine e una cinquantina di disegni. Il PGT è figlio del vecchio Piano Regolatore Generale, rimasto in vigore fino al 2005. Quello era uno strumento estremamente vincolante. Poi Regione Lombardia ha introdotto il Piano di Governo del Territorio, che contiene i concetti di rigenerazione e perequazione urbana, ovvero una contrattazione tra privato e pubblico incentivata dalla legge. Secondo Tognon, nel documento approvato a fine dicembre dal Consiglio Comunale, le aree messe a disposizione dei privati sono 10-12 e “non sono appetibili”, anche se sono previste incentivazioni volumetriche. Il professionista si è chiesto perché l’amministrazione non abbia incluso l’area della Brughiera, terreno pubblico sottoutilizzato, che potrebbe invece costituire la porta d’ingresso di Vigevano. Questi interventi sono talmente onerosi che non possono essere attuati interamente dal pubblico ma necessitano di una partnership pubblico-privato. Inoltre il professionista ha osservato che nella contrattazione l’ente pubblico deve essere particolarmente deciso nel far passare una certa linea di indirizzo, altrimenti viene fagocitato dal privato.

Tognon si è poi chiesto perché la giunta Ceffa abbia adottato il documento con tanta fretta il 30 dicembre scorso, considerando che, visti i tempi tecnici, potrebbe non essere in grado di approvarlo definitivamente prima delle elezioni. In questo caso si aprirebbe una situazione complessa in quanto rimarrebbero in vigore entrambi i documenti, sia quello nuovo che quello precedente, con una notevole complicazione delle procedure. Ha aggiunto che questo PGT, preparato da professionisti di valore, manca di una visione strategica della città, mancano linee di indirizzo chiare, in sintesi manca la visione politica che soltanto l’amministrazione avrebbe potuto dargli.

Elena Gorini

SERATA TERZA ETA’ AL CENTRO EVERGREEN DI VIA SACCHETTI MODELLI SOCIALI E SOLUZIONI ABITATIVE PER I SENIOR NELLA CITTA’ CHE INVECCHIA

Un quarto degli Italiani è over 65, la vita media raggiunge gli 85 anni e mezzo per le donne e gli 81,4 per gli uomini con una media di 83,4 anni, quasi 5 mesi di vita in più rispetto al 2023. Tutto questo malgrado la condizione in cui versa il Servizio Sanitario Nazionale e la spesa sanitaria sia percentualmente inferiore a quella di altri Paesi. Una forza che si candida al governo della città, quindi, non può non affrontare il tema del benessere psicofisico della popolazione e dell’invecchiamento attivo. Promuoverlo significa contrastare la solitudine, sostenere l’autonomia delle persone, integrare salute e socialità attraverso interventi innovativi.

Di tutto questo si è parlato al tavolo tecnico intitolato “Vigevano per la terza età”, che si è tenuto il 10 marzo al Centro Sociale Evergreen e che ha offerto numerosissimi spunti per conoscere buone pratiche messe in atto da amministrazioni lungimiranti.

Marcella Messina, assessora alle Politiche sociali, longevità, salute e sport del Comune di Bergamo, ha lavorato alla costruzione di un modello osservato anche dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. “Il tema della longevità – ha spiegato – viene affrontato a livello internazionale come una delle questioni più cruciali, non solo perché è legato all’invecchiamento ma anche perché essa non deve essere appannaggio di pochi, bensì un diritto per tutti; in questo senso l’ente locale svolge un ruolo prezioso di garanzia”. A Bergamo un quarto della popolazione è over 65 mentre 10.000 anziani sono soli, senza una rete parentale. Questo ha portato l’amministrazione a pensare non solo a un welfare riparativo ma ha un welfare proattivo perché anche questo contrasta l’invecchiamento, il rendersi utili, il mettersi a disposizione degli altri. “Innanzitutto – ha proseguito Messina – abbiamo ripensato i luoghi di aggregazione perché oggi le persone chiedono più stimoli, di tipo culturale, aggregativo, sportivo”. I centri per anziani sono stati denominati Centri per Tutte le Età, CTE. Sono nate delle APS a cui è stata attribuita la funzione di costruire con il quartiere delle attività di aggregazione e di contrasto alla solitudine. Per coloro che restano al proprio domicilio è stata istituita la figura del custode sociale, che aiuta gli anziani nelle pratiche quotidiane, come fare la richiesta di una casa popolare, fare la spesa, una visita medica, lo SPID. La custodia sociale è un servizio gratuito e si può reperire facilmente con una chiamata.

Un altro aspetto interessante è che spesso gli anziani abitano in appartamenti che non sono più adeguati alla loro attuale condizione di salute, perché magari sono ai piani alti e non hanno l’ascensore. Tutto questo richiede un ripensamento del quartiere per l’eliminazione degli ostacoli che impediscono alle persone anziane di restare al proprio domicilio. “Attualmente – ha detto ancora l’assessora – abbiamo intrapreso anche l’esperienza del cohousing per anziani autosufficienti, ovvero soluzioni abitative condivise che cercano di superare il modello dell’appartamento che tende a chiudere la persona nella propria casa. Sono nate così dalle micro-comunità”. Questi aspetti legati alla longevità e alla domiciliarità necessitano di un forte rapporto con la dimensione sanitaria, una sanità di prossimità e di vicinanza nei quartieri attraverso la collaborazione con i medici di comunità, i farmacisti e il terzo settore, In una logica di coprogettazione con il Comune.

Un fiore all’occhiello dell’amministrazione bergamasca è anche la partecipazione, prima città italiana, al network internazionale “City of Longevity“, lanciato nel luglio 2023 a Newcastle. Il progetto, in collaborazione con l’Università di Bergamo, mira a creare un modello urbano che supporti i cittadini nel vivere più a lungo e in salute, adattando abitazioni, spazi pubblici e servizi socio-sanitari. Un altro progetto interessante è quello dei centri estivi per gli anziani: per strapparli al caldo e alla solitudine, vengono accompagnati con il taxi, con cui è stata fatta una convenzione, e fanno attività con educatori e laboratori con bambini; tutti interventi attuati in ottica intergenerazionale. “A noi interessa – ha concluso Messina – investire risorse sulla comunità, lavorare sulla solitudine delle persone, non semplicemente dare un vaucher come aiuto economico”.

Il tema abitativo è stato ripreso da Valentina Pazzaglia, architetta progettista e project manager di ristrutturazioni edilizie e rigenerazione urbana, che ha spiegato cosa si intenda per senior housing, un nuovo modello studiato per le persone over 65 autosufficienti, nato negli Stati Uniti e arrivato in Italia da un decennio. “La logica – ha affermato – è quella di creare spazi di socialità accessibili come cinema, farmacie, biblioteche, ma anche spazi aperti come parchi, che spesso mancano in città”.  Ci sono diverse tipologie di senior housing in base ai diversi gradi di autonomia delle persone. Pazzaglia ha passato in rassegna diversi modelli in cui gli spazi comuni per lo svolgimento di attività sociali si alternano agli spazi privati.  “La cosa straordinaria – secondo il parere di Pazzaglia – è vedere come un edificio brutto e abbandonato possa essere trasformato in qualcosa di bello, che costituisce una riqualificazione urbana, occasione di socialità”. Esiste un elenco della Regione Lombardia che comprende gli edifici dismessi che potrebbero essere riqualificati. Anche a Vigevano esistono degli esempi, come l’ex carcere ed ex fabbriche, che potrebbero essere trasformati in abitazioni interconnesse con spazi per la comunità.

La serata si è chiusa con l’intervento di Salvatore Cirillo, presidente di Auser Vigevano, che ha illustrato il servizio offerto da Auser, le sue possibilità di sviluppo e i punti di criticità.

Elena Gorini

IL PENSATOIO REPLICA: ENTUSIASMO E PARTECIPAZIONE

All’Odeon il 9 di novembre

IL PENSATOIO REPLICA: ENTUSIASMO E PARTECIPAZIONE

Pensatoio 2.0: la seconda edizione del Pensatoio (la prima si era svolta nel febbraio scorso) ha confermato la voglia di partecipazione e la necessità di mettersi attorno a un tavolo per progettare la città di domani. Sono stati infatti oltre 50 gli iscritti e simpatizzanti del PD che sabato 9 novembre si sono ritrovati all’Odeon per riflettere e discutere attorno ai temi che riguardano Vigevano e il territorio lomellino, la crisi in cui versano e le potenzialità che esprimono.

Cristina Malfi, ideatrice dell’evento, per offrire un’impronta meno localistica, ha invitato diversi amministratori PD ed esponenti regionali a inviare dei video-messaggi in cui hanno fornito indicazioni di lavoro e suggerimenti di buone pratiche. I problemi, visti dall’osservatorio del Consiglio Regionale, assumono una dimensione più ampia, di sistema. Non è mancato un saluto iniziale della segretaria regionale Silvia Roggiani.

Poi è toccato ai sette gruppi di lavoro, guidati da dei facilitatori, confrontarsi sulle tematiche più calde: dal lavoro ai servizi sociali e politiche giovanili, dalla sanità alla rigenerazione urbana, le infrastrutture e l’ambiente, dalla cultura e turismo alla coesione e integrazione degli stranieri. Le idee emerse sono state tante, impossibile sintetizzarle tutte.  Tra le tante osservazioni è stata messa in evidenza la presenza di tanti edifici che hanno fatto la storia di Vigevano e che oggi sono abbandonati e dismessi, anche in stato di preoccupante degrado. L’ex macello, le ex carceri, l’ex tribunale (quanti ex!), il Cascame, il Colombarone: sono solo alcuni esempi di beni per i quali nessuna amministrazione di destra è riuscita a trovare soluzioni di recupero e valorizzazione. È evidente che è mancata e manca tuttora una visione di ampio respiro della città, ma non ci si può nascondere la complessità di individuare risposte sostenibili da ogni punto di vista. Nei gruppi sono emerse alcune idee, come fare dell’ex macello un centro per l’housing sociale oppure un centro culturale polifunzionale dove si possano tenere laboratori per i giovani e performance dei gruppi artistici locali. Un altro nodo importante di cui si è discusso sono le infrastrutture e il collegamento ferroviario con l’area metropolitana, questione centrale per immaginare il futuro di Vigevano e la sua attrattività. Si è parlato del sostegno all’ipotesi dell’associazione MiMoAl di raddoppio selettivo dei binari, che potrebbe essere una soluzione concreta e con un impatto positivo sulla linea, più probabile che intervenire raddoppiando i binari nei centri di Vigevano e Abbiategrasso, ipotesi molto onerosa e complessa che richiederebbe espropri, procedure e risorse molto ingenti. Il potenziamento della rete ferroviaria avrebbe una ricaduta molto benefica anche sullo sviluppo economico e sulla possibilità di attrarre imprese, lavoratori, giovani e anche turisti. Oggi Vigevano è isolata e paga pesantemente questa realtà in termini di sviluppo del tessuto economico e sociale: le aziende chiudono o se ne vanno, la produzione e i lavoratori calano mentre aumenta il numero dei pendolari. Tutte le amministrazioni comunali degli ultimi 25 anni, né i loro referenti regionali, hanno mai trovato soluzioni per togliere la nostra città da questa situazione di abbandono e degrado.

I lavori dei tavoli proseguiranno, la strada è lunga e non priva di difficoltà. Ma in chiusura, a sorpresa, è giunta la telefonata di Elly Schlein, che ha salutato i militanti e li ha invitati a proseguire nel loro impegno, promettendo di venire a Vigevano in occasione delle prossime elezioni comunali.

Elena Gorini

IL CONSIGLIERE MARCO VASSORI CHIEDE INTERVENTI MIRATI A FAVORE DEI GIOVANI

La risposta securitaria non basta

IL CONSIGLIERE MARCO VASSORI CHIEDE INTERVENTI MIRATI A FAVORE DEI GIOVANI

L’ennesima rissa scoppiata in via Dante ha scatenato le polemiche delle opposizioni e le dichiarazioni rassicuranti del sindaco. Sono diversi negli ultimi tempi gli episodi che si sono verificati nelle vie del centro e che hanno visto come protagonisti giovani, italiani e stranieri, che sono arrivati allo scontro fisico, facendo intervenire le forze dell’ordine e provocando feriti e danneggiamenti. L’Amministrazione minimizza, denunciando la scarsità di uomini e mezzi e l’inefficacia delle norme repressive [cfr. dichiarazioni del sindaco Ceffa su l’informatore del 21 novembre]. Ma quello che la destra non vuole capire è che l’approccio meramente securitario, che pensa solo alla repressione quando si verifica qualche episodio di particolare gravità, non funziona. O, almeno, non è sufficiente. Intanto perché procede a spot e mette in campo interventi sporadici e di pura demagogia (come la sfilata di macchine della polizia la domenica mattina in piazza ducale e la totale mancanza di presidio nelle ore serali, anche durante la settimana). Da qui la percezione di insicurezza che molti cittadini denunciano. In secondo luogo perché non vede che il tema è di grande complessità, ha a che fare con il disagio che molti giovani vivono da tempo e che la pandemia ha solo accelerato. Gli studi mettono in evidenza un fenomeno sfaccettato, che trae alimento da vari fattori: crisi della famiglia e delle agenzie educative tradizionali, infodemia a cui gli adolescenti sono abituati ma che non hanno gli strumenti per gestire correttamente (come la maggior parte degli adulti, del resto), rarefazione dei rapporti sociali, abbandono scolastico e povertà educativa.

Venendo alla realtà vigevanese, più volte i consiglieri comunali Alessio Bertucci, Arianna Spissu e il neo-consigliere Marco Vassori hanno richiamato l’attenzione sul tema, chiedendo alla maggioranza di convocare la preposta commissione  consiliare, chiamare degli esperti e studiare interventi che diano risposte al malessere e al vuoto che caratterizza la giornata di molti ragazzi. Marco Vassori, educatore professionale, in una recente intervista ha chiesto di “discutere della mancanza in città di centri di aggregazione giovanile, andando oltre la politica del pugno di ferro, che non è risolutiva. Bisogna guardare ai bisogni degli adolescenti – è ancora l’opinione di Vassori – e renderli maggiormente protagonisti delle scelte che li riguardano”. 

Anche la questione dei minori stranieri è un tema caldo, a cui non si può rispondere semplicemente di mandarli a casa loro, innanzitutto perché, date le norme vigenti, non è possibile; secondariamente perché fenomeni epocali come l’emigrazione non possono essere liquidati con batture da bar. La totale mancanza di politiche di integrazione, da parte delle Amministrazioni di centro-destra e destra negli ultimi 25 anni, ha generato una situazione potenzialmente esplosiva, fatta di competenza linguistica carente, insuccesso scolastico, marginalità sociale, rischio devianza.

Esistono buone prassi, attuate da Comuni virtuosi in rete con associazioni del terzo settore, per tentare di coinvolgere i giovani, dando nel contempo risposte agli adulti. Serve anche a Vigevano una nuova guida politico-amministrativa, che il PD si candida a incarnare, in grado di mettere in campo una visione più democratica, aperta, inclusiva.

Elena Gorini

LA MAGGIORANZA METTE UNA “PIETRA TOMBALE” SULLA MOZIONE TIGLI DI VIA ROCCA VECCHIA

21 Novembre: giornata nazionale degli alberi

LA MAGGIORANZA METTE UNA “PIETRA TOMBALE” SULLA MOZIONE TIGLI DI VIA ROCCA VECCHIA

Il 21 novembre si è celebrata in Italia la Giornata Nazionale degli Alberi, un’occasione importante per riflettere sul ruolo fondamentale degli alberi e delle aree verdi nel nostro ambiente e nella nostra vita quotidiana. In molte città e comuni, questa giornata si arricchisce di iniziative di sensibilizzazione, piantumazioni, e attività per ricordare il valore ecologico e culturale del patrimonio arboreo. A Vigevano un gruppo di cittadini, associazioni ambientaliste e partiti politici, tra cui il Partito Democratico, si sono mobilitati contro la decisione di abbattere i tigli storici di Via Rocca Vecchia, una fila di alberi che da decenni caratterizza una delle vie più frequentate e amate della città. La decisione è legata a un progetto di riqualificazione stradale che prevede l’eliminazione degli alberi per agevolare il rifacimento del manto dell’ex Mercato coperto.
L’argomento è stato dibattuto in consiglio comunale dove si sono scontrate due opposte visioni del centro città: per l’opposizione la necessità di tutelare il patrimonio costituito dagli alberi, cercando una soluzione alternativa che comprenda anche piazza Sant’Ambrogio, attualmente utilizzata come parcheggio a cento metri da Piazza Ducale; per la maggioranza una decisione imposta dalla necessità di salvaguardare la sicurezza dell’area, visto che i lavori per il rifacimento della soletta andrebbero a compromettere la stabilità degli arbusti. La querelle si trascina da un paio di mesi, quando circa 3 mila cittadini si sono mobilitati firmando una petizione per chiedere la tutela del verde urbano e il diritto della comunità a partecipare ai processi decisionali che riguardano la loro città. Da quel momento è iniziato un iter che ha visto l’Amministrazione assumere atteggiamenti ondivaghi, ora più possibilisti, con aperture di dialogo, ora più rigidi, nel sostenere l’assoluta necessità di precedere al taglio, come certificato dall’ultima perizia agronomica affidata allo studio di Merate Larix Italia. Nell’ultimo Consiglio Comunale il capogruppo della Lega Marco Cividati ha concluso il suo intervento parlando di «pietra tombale sulla mozione e su quanto detto fino ad oggi». Non è però dello stesso parere il presidente della Consulta Ambientale, Massimo Gallina, che afferma: “Secondo la perizia i tigli non sono da abbattere, ma solo da sorvegliare con verifiche di stabilità ogni 2-3 anni”, quindi l’idea è mantenere i tigli come sono e prestare attenzione in corso d’opera. Molte critiche e perplessità sono nate anche dall’iter seguito dal Comune in tutta questa vicenda, che avrebbe dovuto partire da una perizia tecnica su cui fare delle valutazioni, mentre questa è arrivata solo in una seconda fase, dietro alle richieste e sollecitazioni delle opposizioni e della Consulta. C’è poi la questione della sostituzione degli alberi: secondo lo studio della Larix Italia, se verranno abbattuti, i 12 tigli storici dovrebbero essere sostituiti con altrettanti di diametro di 25-30 centimetri, che richiedono attorno un’aiuola adeguata all’apparato radicale e pertanto la eliminazione degli stalli di parcheggio di via Rocca Vecchia. C’è poi la questione della copertura finanziaria, che al momento è parziale, con il rischio di iniziare i lavori e lasciarli in sospeso in attesa di ulteriori fondi. Un déja vu.

                        Elena Gorini

Il nostro territorio ha il primato dei contratti a tempo determinato. LOMELLINA, PROFONDO NORD Riportiamo l’intervento del segretario della CGIL Fabio Catalano Puma in occasione della visita a Vigevano di Cecilia Strada.

Le condizioni delle lavoratrici e dei lavoratori nel nostro territorio sono notevolmente peggiorate negli ultimi vent’anni a causa della modifica del tessuto economico e produttivo della provincia e di una serie di modifiche normative che sono state compiute relativamente al mercato del lavoro. In provincia di Pavia l’80% dei nuovi contratti stipulati è con tipologie precarie (tempo determinato, somministrazione lavoro, ecc.) in Lomellina la situazione è ancora peggiore perché siamo all’85%. Il tema della precarietà riguarda il mercato del lavoro nel nostro Paese e le risposte che sono state date da questo governo vanno nel senso opposto rispetto alla necessità di trovare soluzioni. Il primo provvedimento è stato la reintroduzione dei voucher, che ci hanno riportato a una maggiore precarizzazione; il secondo provvedimento, in vigore dal primo maggio dell’anno scorso, è l’innalzamento della soglia di utilizzo dei voucher a 15.000 euro e la liberazione dell’utilizzo dei contratti a tempo determinato.
Il tema della precarietà è strettamente connesso a un altro aspetto della condizione del lavoro, ovvero quello della retribuzione. Si forma un circolo vizioso per cui più sei precario, più hai contratti a tempo determinato, più hai un lavoro discontinuo e più questi fattori incidono sul tuo livello salariale.
Questo si collega al problema della povertà, con oltre 5 milioni di persone su tutto il territorio nazionale in povertà assoluta.
Il problema salariale è anche determinato dalle scelte che sono state fatte negli ultimi due anni dal Governo Meloni. È sempre accaduto che lo Stato, in quanto datore di lavoro, rinnovasse i contratti nel settore pubblico creando un effetto traino per quelli da rinnovare nel settore privato. Questo governo ha messo invece delle risorse assolutamente insufficienti per poter rinnovare il contratto collettivo nazionale dei dipendenti pubblici. La seconda questione riguarda l’inserimento nel mercato del lavoro e anche qui si devono rimarcare delle situazioni di particolare fragilità. Questo riguarda per esempio il lavoro delle donne: la provincia di Pavia ha il primato negativo per la qualità dell’occupazione femminile caratterizzata da forte precarietà, discontinuità lavorativa e dal fenomeno dei part time involontari (soprattutto in alcuni settori, settore terziario) e ha anche un secondo record di segno negativo, la presenza di NEET, quei giovani che non studiano, non lavorano e non cercano un’occupazione.
Di fronte alle trasformazioni che sono già in corso e a quelle che si verificheranno nei prossimi anni, come la transizione energetica e digitale e l’intelligenza artificiale, occorrono misure per ridurre e contrastare gli effetti negativi sull’occupazione e sulle condizioni dei lavoratori.
Il ruolo di governo dell’Europa rispetto a queste trasformazioni è fondamentale, mentre nel nostro Paese si pensa di poter governare questi processi neanche con una visione nazionale ma con una visione regionale attraverso il progetto dell’autonomia differenziata. È necessario invece costruire un meccanismo comune di tutela della disoccupazione a livello europeo e di sostegno alle varie transizioni. Sotto questo punto di vista la formazione continua per tutte e tutti è fondamentale per costruire quelle competenze che serviranno per le professioni del futuro.
In conclusione, questi temi hanno a che fare anche con la visione di Europa, promuovendo una riforma delle istituzioni europee per garantire un’UE più sociale e democratica, che metta al centro i bisogni delle cittadine e cittadini europei a partire dal lavoro.
Elena Gorini

 

Tari e multe non riscosse – conferenza stampa dei nostri consiglieri

Negli ultimi cinque anni, il comune ha accumulato un’evasione di 21 milioni di euro tra multe e Tari, secondo quanto denunciato dai consiglieri comunali del partito democratico Arianna Spissu, Alessio Bertucci e Marco Vassori. Analizzando i dati degli insoluti dal 2018 al 2023, emerge infatti che il comune non ha incassato somme significative derivanti da sanzioni amministrative e tributi locali. I consiglieri del PD di Vigevano, Arianna Spissu, Alessio Bertucci e Marco Vassori, chiedono ora un’azione decisa contro i “furbetti”. Circa il 50% delle multe non viene pagato, ammontando a circa 10 milioni di euro, mentre l’evasione della Tari si attesta intorno al 19%, pari a circa 1,5-2 milioni di euro all’anno. Molti sindaci del centrosinistra in altri comuni italiani affrontano problemi simili e hanno intrapreso battaglie significative per combattere l’evasione e recuperare fondi da reinvestire sul territorio. Per questo motivo il gruppo consigliare PD di Vigevano intende presentare un’interrogazione in consiglio comunale per chiedere se l’amministrazione sia consapevole di questa evasione e quali misure intenda adottare per recuperare gli insoluti e individuare chi non paga la Tari, le multe e altri tributi. Un altro punto importante: con questi fondi, una volta recuperati, sarebbe possibile erogare gratuitamente servizi come mense o nidi, andando a portare beneficio ai cittadini.

Il canile dimenticato – intervento di Arianna Spissu

La situazione del canile è arrivata al limite: quante volte l’abbiamo segnalato, sentendoci sempre rispondere che sarebbe arrivato il canile nuovo? Il progetto era stato presentato in pompa magna in Consiglio Comunale nel 2019. Applausi e approvazione unanime: e poi? Dimenticato. Hanno stanziato soldi ogni anno, spostandoli sempre sull’anno successivo e poi non li abbiamo più visti. Dimenticato lo stanziamento, dimenticato il progetto, dimenticati cani, dipendenti e volontari del canile. A un certo punto, io e la consigliera Baldina ci siamo arrese all’evidenza e abbiamo chiesto ALMENO di sistemare la struttura esistente, se proprio questi soldi per il canile nuovo non si trovavano da nessuna parte. E allora sono ricominciate le promesse, sempre disattese. Ora che siamo arrivati al limite, però, deve essere la città a muoversi e a chiedere a gran voce che le promesse vengano mantenute. Una società civile e umana si misura anche da queste cose, da come si prende cura degli animali a lei affidati e da come investe per il loro benessere. Sono tante le urgenze a Vigevano e lo sappiamo, ma questa poteva non esserlo ed essere invece gestita negli anni senza arrivare al disastro.

Distretto calzaturiero, il nostro intervento in Parlamento con l’on. Peluffo

“Il governo nazionale guidato dalle destre e le istituzioni locali amministrate dalla Lega non hanno alcuna sensibilità e attenzione per il distretto calzaturiero di Vigevano e della Lomellina, che rappresenta un polo di eccellenze che genera il 7,3 per cento del valore aggiunto sul totale dell’industria pavese. Regione Lombardia non dà seguito all’accordo quadro di sviluppo del 2022 sull’utilizzo dei sostegni economici. Mentre l’esecutivo Meloni non rende disponibili misure, già finanziate dai governi precedenti, o perché mancano i decreti attuativi, mi riferisco ad esempio a Transizione 5.0, oppure stanzia risorse irrisorie, come previsto dalla legge sul Made in Italy che all’articolo 11 stanzia misure per la transizione verde e digitale nel comparto della moda pari a soli 15 milioni di euro. Poca cosa se pensiamo che il settore solo a Pavia fattura centinaia di milioni e conta migliaia di addetti. Ma soprattutto il governo ha scelto di fare ammuina su una nostra precisa richiesta, quella di istituire e convocare un tavolo di crisi con tutte le parti in causa presso il ministero delle Imprese e del made in Italy, a cominciare da Regione Lombardia, per assicurare la sostenibilità produttiva e la salvaguardia dei livelli occupazionali del distretto calzaturiero di Vigevano”.