PGT: DOCUMENTO COMPLESSO MA MANCA DI UNA VISIONE STRATEGICA PER LA CITTA’

Articolo tratto da Newsletter PD febbraio 2026

Il primo dei tavoli tecnici, pensati per ascoltare professionisti e amministratori da cui imparare buone pratiche, si è tenuto giovedì 29 gennaio nello spazio indaco dell’Odeon. La sala era gremita e l’interesse alto  per un tema complesso come la rigenerazione urbana e la sostenibilità ambientale. Ne hanno parlato Lorenzo Goppa, da giugno assessore all’Ambiente, Transizione ecologica, Politiche energetiche e Sostenibilità del Comune di Pavia nonché professore a contratto presso la facoltà di Agraria; Alessandro Doniselli, architetto, docente presso l’Istituto Casale  e libero professionista, e Giorgio Tognon, architetto, presidente di ASM-ISA per dieci anni, presidente del Consiglio di Disciplina dell’Ordine degli Architetti di Pavia.

Rossella Buratti, candidata sindaca della coalizione, ha introdotto i lavori spiegando che dalle sollecitazioni emerse durante i Partecipa Days è nata la necessità di creare ulteriori occasioni di ascolto e confronto da cui trarre priorità e obiettivi strategici da inserire nel programma elettorale, ben consapevoli che la prossima amministrazione dovrà affrontare sfide non più rinviabili.

L’intervento dell’assessore Goppa è stato molto articolato in quanto ha passato in rassegna i progetti che sta attuando a Pavia l’amministrazione Lissia nel settore della sostenibilità ambientale. Un intervento che tocca molte zone della città e che ribalta l’approccio dell’amministrazione precedente, incline alla cementificazione facile. Ora la giunta di centro-sinistra vuole dare più spazio all’ambiente, che è trasversale a settori diversi, dai Lavori Pubblici alla Mobilità all’Urbanistica. Goppa ha illustrato i principi cardine del nuovo Piano Generale del Territorio, dal consumo di suolo zero alle compensazioni verdi rispetto agli impegni edificatori ereditati dal passato. Ha continuato illustrando il Piano Clima e il parallelo Piano del Verde, che costerà un milione e mezzo di euro per mettere a dimora e preservare centinaia di nuovi alberi (nel 2025 sono stati piantati 500 nuovi alberi) che avranno la funzione di riparare la città dalle isole di calore, che creano tanto disagio in estate, soprattutto agli anziani. Attenzione è stata dedicata anche alle cosiddette infrastrutture blu, ovvero le acque, nel nostro caso il fiume Ticino che attraversa Pavia. Il progetto “La porta del parco”, finanziato da Regione Lombardia, prevede la messa a dimora di alberi, la creazione di orti didattici e aree sportive e la realizzazione di un’area umida per lo sviluppo della biodiversità. Il progetto “Strade verdi”, elaborato in collaborazione con l’Università di Pavia e finanziato da Regione Lombardia, è finalizzato a rimuovere degli stalli per le auto sostituendoli con aree verdi e pedonali, per trasformare quella che oggi è una piazza-non piazza destinata al parcheggio abusivo in una zona più fruibile dai cittadini. Misure che spesso incontrano l’ostilità della gente. “Una scelta – ha affermato il giovane assessore – che all’inizio crea diffidenza e accuse, amplificate dai giornali, ma che col tempo mostra in modo evidente il miglioramento della qualità della vita e della vivibilità urbana. Quindi anche i cittadini si abituano e apprezzano il nuovo, che comunque va introdotto con gradualità e gentilezza”.

A Pavia sta anche nascendo la prima Comunità Energetica Rinnovabile con evidenti benefici per i cittadini: ridurre i costi in bolletta e le emissioni di CO2 e generare utili che il Comune può reinvestire nel sociale o nell’ambiente. Saranno installati pannelli solari sui tetti delle tribune dello stadio comunale.  Un’altra idea illustrata dall’assessore è stata l’implementazione della bio-diversità urbana con il progetto “Sfalci ridotti”: nelle rotonde cittadine si taglia di meno l’erba, che esplode in colori, profumi e nel brulicare di insetti. Infine, in collaborazione con la Lipu, l’amministrazione si è impegnata a tutelare l’avifauna, in particolare rondini, rondoni e balestrucci, che negli ultimi anni si sono ridotti drasticamente. In castello sono state posizionate casette e nel contempo si sta facendo un censimento per capire quanta biodiversità sia andata perduta in questi anni.

L’architetto Doniselli si è soffermato sul tema dei vuoti urbani alla luce del nuovo PGT, strumento di governo del territorio che ha alcuni obiettivi prioritari: riduzione del consumo di suolo, rigenerazione urbana, miglioramento della qualità dello spazio pubblico e sostenibilità ambientale.  “Stendere un PGT – ha detto – è un’operazione estremamente delicata perché gli urbanisti tendono a puntare alla città ideale però si scontrano con la realtà di tutti gli agenti che hanno interessi da far valere”.

Il professionista ha messo in luce alcune criticità dovute alla limitazione del consumo di suolo, che significa non costruire nuovi edifici per recuperare l’esistente: “Questo fa torcere il naso a molte persone – ha detto -anche se il recupero di spazi vuoti è la direzione principale”. L’altra direttiva che viene da Regione Lombardia è di costruire un piano in altezza, cosa che a Vigevano a suo parere ha un’applicazione limitata. In alcuni casi specifici si possono spostare alcuni volumi edilizi da una zona all’altra, ovvero smontare edifici che non hanno buona qualità e ricostruirli in altro luogo con stessa destinazione urbanistica.

Altra criticità molto evidente è quella dei vuoti urbani, zone abbandonaste o segregate durante lo sviluppo della città. A Vigevano ce ne sono tanti sia nella zona industriale che in centro, dall’ex macello al lascito Pensa all’ex tribunale. Spesso sono non-luoghi abbandonati, degradati, rifugio di senzatetto, discariche abusive; da qui la necessità di intervenire con la rigenerazione urbana da parte della municipalità. L’intervento pubblico in genere mette in moto gli investimenti privati, ridando vita a interi quartieri con attività di vario genere. Diventa un generatore di attività.

Infine Doniselli ha presentato un caso di studio: l’ex macello, tipica costruzione industriale di fine ‘800, potrebbe essere collegato al contiguo lascito Pensa, demolendo le mura di cinta. Il cortile della proprietà lasciata al Comune da Baldassarre Pensa potrebbe essere trasformato in orti urbani mentre l’edificio ex macello potrebbe diventare un polo culturale multifunzionale con sale studio, sala prove, biblioteca, campo da calcio, area ristoro. Potrebbe anche essere collegato con la Casa di Riposo De Rodolfi, che si trova a poca distanza. Il disegno fu realizzato dagli studenti dell’indirizzo CAT dell’Istituto Casale e si piazzò al secondo posto in un concorso nazionale nel 2022. “Potrebbe essere interessante – ha detto il professore – pensare a una collaborazione tra il Comune e la scuola anche per coinvolgere gli studenti in compiti di realtà che riguardano la loro città”.

Infine Doniselli ha fatto cenno al Colombarone, il cui recupero, molto oneroso, si potrà fare solo con una pianificazione pluriennale. Questi interventi non possono essere calati dall’alto ma devono essere partecipati, nel senso di coinvolgere professionisti, associazioni, studenti, cittadini, restituendo un’azione che nell’arco di 15-20 anni potrebbe cambiare il volto della città, stimolando anche il senso civico dei cittadini nell’apprezzare il bello.

È stata infine la volta dell’architetto Giorgio Tognon, che ha proseguito l’illustrazione del PGT, un tomo di 800 pagine e una cinquantina di disegni. Il PGT è figlio del vecchio Piano Regolatore Generale, rimasto in vigore fino al 2005. Quello era uno strumento estremamente vincolante. Poi Regione Lombardia ha introdotto il Piano di Governo del Territorio, che contiene i concetti di rigenerazione e perequazione urbana, ovvero una contrattazione tra privato e pubblico incentivata dalla legge. Secondo Tognon, nel documento approvato a fine dicembre dal Consiglio Comunale, le aree messe a disposizione dei privati sono 10-12 e “non sono appetibili”, anche se sono previste incentivazioni volumetriche. Il professionista si è chiesto perché l’amministrazione non abbia incluso l’area della Brughiera, terreno pubblico sottoutilizzato, che potrebbe invece costituire la porta d’ingresso di Vigevano. Questi interventi sono talmente onerosi che non possono essere attuati interamente dal pubblico ma necessitano di una partnership pubblico-privato. Inoltre il professionista ha osservato che nella contrattazione l’ente pubblico deve essere particolarmente deciso nel far passare una certa linea di indirizzo, altrimenti viene fagocitato dal privato.

Tognon si è poi chiesto perché la giunta Ceffa abbia adottato il documento con tanta fretta il 30 dicembre scorso, considerando che, visti i tempi tecnici, potrebbe non essere in grado di approvarlo definitivamente prima delle elezioni. In questo caso si aprirebbe una situazione complessa in quanto rimarrebbero in vigore entrambi i documenti, sia quello nuovo che quello precedente, con una notevole complicazione delle procedure. Ha aggiunto che questo PGT, preparato da professionisti di valore, manca di una visione strategica della città, mancano linee di indirizzo chiare, in sintesi manca la visione politica che soltanto l’amministrazione avrebbe potuto dargli.

Elena Gorini